Come progettare una customer survey che guida davvero le decisioni (non solo un questionario)
- Redazione

- 15 gen
- Tempo di lettura: 6 min

Molte customer survey nascono per un motivo sbagliato: procedura ISO, richiesta della sede centrale, “dobbiamo misurare la soddisfazione”, o — peggio — la speranza che i clienti ci dicano che va tutto bene.
Il risultato è spesso prevedibile: questionari compilati distrattamente, dashboard piene di medie… e decisioni prese comunque “a sensazione”.
Questa guida nasce dal webinar Hangler del 6 novembre 2025 e parte da un punto fermo:
La customer survey non è l’indagine. È un sistema per prendere decisioni migliori (strategiche e operative).
Qui non trovi “50 domande da copiare”. Trovi un metodo per progettare la survey in modo che generi segnali utili, confrontabili e attivabili.
Sommario
La customer survey non serve a “misurare”: serve a ridurre il rischio
Nel webinar lo diciamo senza giri di parole: la survey serve quando devi evitare di decidere basandoti su abitudini aziendali passate. Esempi classici:
un prodotto resta a catalogo “perché è sempre stato un best seller”
il pricing cambia per percezione interna, non per valore percepito
la comunicazione resta uguale “perché ha funzionato una volta”
sito o packaging non cambiano “perché nessuno si è mai lamentato”
Il problema non è la mancanza di dati. È confondere le intuizioni interne con la percezione reale dei clienti.
Primo snodo: che tipo di decisione devi prendere?
Il modo Hangler per partire non è “che tool usiamo”, ma:
Che decisioni vogliamo smettere di prendere a sensazione?
Da qui derivano due grandi famiglie di survey (che non vanno confuse):
A) Survey periodica (Customer Satisfaction)
Quando serve:
decisioni strategiche
trend nel tempo (delta fra rilevazioni)
fotografia “larga” della base clienti
analisi per segmenti e benchmark
È progettata “a tavolino”, con un questionario più articolato e reportistica più profonda.
B) Survey continuativa (Voice of Customer)
Quando serve:
operatività quotidiana
feedback a caldo
intervento rapido su esperienze negative
miglioramento continuo dei touchpoint
È snella (spesso entro 10 domande) e serve a chiudere il cerchio rapidamente.
👉 La maturità non è scegliere una delle due. È capire quando usare l’una, l’altra o un mix.
Ogni quanto farla (e perché la frequenza è una scelta strategica)
Non esiste una frequenza “giusta” universale. Esiste una frequenza coerente con:
velocità di cambiamento del tuo mercato
ciclo di vita del prodotto/servizio
numero di touchpoint
capacità aziendale di agire sui risultati
Indicazione pratica emersa nel webinar:
survey periodica: ogni 3–6 mesi (talvolta annuale)
VoC: continuativa
Due rischi opposti:
survey fatigue: chiedi troppo e abbassi qualità/risposta
cecità tra una rilevazione e l’altra: perdi segnali deboli
Come distribuirla: canali e strumenti (senza fare “il tutorial”)
La distribuzione non è un dettaglio operativo: determina chi risponde, quindi cosa leggerai nei dati.
Survey periodica: distribuzione “guidata”
Qui scegli tu:
chi coinvolgere (segmenti, cluster, aree geografiche)
il canale migliore per ciascun gruppo
la “profondità” del feedback in base al valore del cliente
Canali tipici (mixabili):
email con link personalizzato (ideale se hai CRM pulito)
invito telefonico per clienti chiave
call center per segmenti intermedi
link auto-compilazione per la coda lunga
Approccio Hangler (molto concreto): separa i clienti per valore (es. gold/silver/bronze) e calibra sforzo e costo:
top client → intervista o contatto diretto + survey
fascia media → call center / invito guidato
long tail → auto-compilazione
Così riduci il rischio di:
sentire solo clienti “amici”
ottenere risposte distorte dalla rete vendite
sbilanciare il campione senza accorgertene
Voice of Customer: distribuzione “situazionale”
Qui risponde chi vive l’esperienza. Canali tipici:
QR code in store / punto di servizio
link via email post-interazione
SMS/WhatsApp post-servizio (se coerente col contesto)
link in area personale o app (se l’azienda la ha)
Nota operativa importante dal webinar:
Totem fisici → spesso aumentano i questionari lasciati a metà
Mobile → più completamento (puoi rispondere mentre ti muovi)
Gli indici principali: quali sono e cosa ci fai davvero
Gli indici non sono “numeri da mostrare in slide”: sono una sintesi utile solo se collegata a driver e segmenti.
CSAT (Customer Satisfaction)
Misura la soddisfazione complessiva. È utile per:
confronto nel tempo
confronto tra segmenti
confronto tra linee prodotto/servizio
NPS (Net Promoter Score)
Misura propensione a raccomandare (quindi relazione e fiducia). È utile per:
individuare promotori / passivi / detrattori
segmentare azioni di retention e advocacy
OSAT (Overall Satisfaction) nella VoC
Nel webinar emerge un punto distintivo:
nella VoC ha senso guardare soprattutto la fascia “top” (il 5 su scala 1–5).Il 4 non è “ok”: è “c’è margine e voglio sapere perché”.
Questa scelta cambia l’uso degli open comment:
il commento diventa strumento diagnostico
non “campo libero carino”
Dove trovare benchmark (e come non sbagliare)
Qui serve chiarezza: i benchmark sono spesso fuorvianti se presi male.
Hai 3 tipi di benchmark possibili:
Benchmark interno (il migliore)
confronto tra sedi, touchpoint, canali, periodi
confronto tra segmenti e cluster. È quello più affidabile perché hai controllo su metodo e contesto.
Benchmark competitivo (progettato nella survey)
Non lo trovi “gratis” online: lo costruisci chiedendo ai clienti:
quali alternative conoscono
quali usano davvero
In cosa ti vedono migliore/peggiore
Benchmark esterno di settore
Esiste, ma va preso con pinze:
spesso cambia metodologia
spesso aggrega contesti diversi
spesso non è comparabile al tuo caso
Regola Hangler:
se il benchmark non è confrontabile per metodo e target, è più marketing che ricerca.
Usarla anche come benchmark con la concorrenza (senza farla diventare un sondaggio “da tifosi”)
Una customer survey può diventare uno strumento di benchmark competitivo se inserisci:
batterie di domande su conoscenza e uso della concorrenza
confronto percepito su dimensioni chiave
Esempio di struttura (concettuale, non la lista di domande):
concorrenza: awareness (chi conosci)
concorrenza: usage (chi usi davvero)
confronto: su quali dimensioni (prezzo, qualità, servizio, affidabilità, ecc.)
motivo: perché scegli loro / perché scegli noi
Questo ti dà due output strategici:
mappa reale dello scenario competitivo (non quella che “credi”)
aree dove puoi riposizionare o migliorare
Il questionario
Il questionario è solo una parte del processo. Nel webinar lo diciamo chiaramente:
una survey non è solo un questionario, è un processo: progettazione, raccolta, analisi e azione.
Nel post volutamente non entriamo nel “come scrivere le domande”: se ti interessa l'argomento leggi questo articolo su come scrivere il questionario.
Come accompagnarla: introduzione e invito (la parte che aumenta davvero il tasso di risposta)
Questa è una leva spesso sottovalutata. Non basta inviare un link: devi “preparare” la risposta.
1) Spiega perché la stai facendo (in modo onesto)
Esempio di posizionamento:
“ci serve per decidere X”
“vogliamo capire cosa migliorare prima di investire”
“non è marketing: è ascolto strutturato”
2) Spiega cosa succederà ai dati
Le persone rispondono di più se capiscono:
che non è una perdita di tempo
che non finirà in un cassetto
3) Tono e timing coerenti col contesto
post-servizio → rapido, “a caldo”
survey strategica → più calma, contestualizzata, anche con preavviso del marketing
Nota importante dal webinar:
spesso nella survey periodica l’incentivo non è materiale: è “contare davvero”
ma devi renderlo credibile con la tua introduzione
Cosa fare dei dati (il vero punto): dalla media all’azione
L’errore più comune è fermarsi a:
CSAT medio
NPS medio
Nel metodo Hangler, i dati “devono parlarsi”:
convergenze = segnali forti
eterogeneità = bisogno di segmentare
trend = delta tra rilevazioni
dubbi = usare qualitativo per spiegare il “perché”
E soprattutto: se emerge criticità, serve un piano. Altrimenti hai solo creato aspettativa.
Close the loop: senza azione, la survey peggiora la relazione
Raccogliere feedback e non agire è peggio che non chiederlo. Per la VoC questo è ancora più vero: se un cliente ti segnala un problema e nessuno risponde, hai creato un “doppio danno”:
esperienza negativa riconfermata
promessa di ascolto tradita
Il modello è semplice: Plan → Do → Check → Act e poi ricominci.
In sintesi: la customer survey “utile” è progettata così
Una customer survey che guida le decisioni:
parte da una decisione, non da un tool
distingue strategia (periodica) e operatività (VoC)
usa indici + driver + segmentazione
integra benchmark interno e benchmark competitivo
è distribuita in modo coerente col campione che vuoi ascoltare
viene introdotta bene (per reminding, contesto e credibilità)
chiude sempre il cerchio con azioni
Se stai pianificando una survey, la domanda giusta non è:“che domande facciamo?”ma: “quali decisioni vogliamo guidare con dati reali?”
FAQ
Cos’è una customer survey?
È un sistema di raccolta feedback strutturato per supportare decisioni strategiche e operative, non solo per misurare la soddisfazione.
Che differenza c’è tra customer satisfaction e voice of customer?
La customer satisfaction è periodica e orientata a trend e strategia; la VoC è continua, snella e orientata all’intervento rapido.
Ogni quanto fare una customer survey?
Dipende dal mercato e dall’obiettivo. In genere 3–6 mesi per le survey periodiche, continua per la VoC.
Quali sono gli indici principali?
CSAT e NPS nelle survey periodiche; OSAT e NPS nella VoC, spesso integrati con driver e commenti aperti.
Come usare la survey per confrontarsi con i competitor?
Inserendo batterie su conoscenza/uso della concorrenza e confronto percepito su dimensioni chiave, costruendo un benchmark competitivo “dal cliente”.



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