Con l’AI che risponde a tutto, il sito web ha ancora senso?
- Redazione

- 7 ore fa
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Negli ultimi mesi sta succedendo una cosa che molte aziende percepiscono, ma faticano a mettere a fuoco: le persone cercano informazioni, ottengono una risposta… e non cliccano più su nessun sito.
Succede su Google, succede nei box di risposta, succede sempre più spesso direttamente dentro strumenti come ChatGPT, Gemini o Perplexity.
Da qui nasce un termine che fino a poco tempo fa non esisteva: AI visibility.
Il problema è che quasi tutti ne parlano dando per scontato che tu sappia già cosa significhi.
Quindi partiamo dalle basi, senza scorciatoie.
Sommario
Cos’è davvero l’AI visibility
In modo semplice, l’AI visibility è la capacità di un contenuto di influenzare una risposta generata da un motore basato su intelligenza artificiale, anche quando quell’AI non manda traffico diretto al sito che ha prodotto quel contenuto.
È importante dirlo subito: AI visibility non coincide con il posizionamento su Google e non coincide nemmeno con “essere citati”. Molti articoli partono da un assunto implicito:
Per essere visibili nell’AI devi diventare un riferimento, un’autorità, una fonte riconosciuta.
Questo assunto è comodo.
Ed è anche sbagliato per la maggior parte delle PMI.Nel B2B, spesso, è completamente irrealistico.
Quindi fermiamoci un attimo e facciamo una domanda più onesta: se nessuno mi citerà mai, ha comunque senso lavorare sulla visibilità nei motori AI?
La risposta è sì, ma per motivi diversi da quelli che raccontano i guru.
Dal motore di ricerca al motore di risposta
Per anni abbiamo pensato al search così: l’utente cerca, Google mostra risultati, l’utente clicca, il sito “vince”.
L’intelligenza artificiale non ha rotto questo schema. Lo ha reso esplicito.
Oggi, sempre più spesso, il processo è: l’utente fa una domanda, riceve una risposta, e solo dopo, se serve, approfondisce. Il clic non è più il passaggio obbligato. È una possibilità.
Questo non significa che i siti non servano più. Significa che servono in un punto diverso del percorso decisionale.
Perché “diventare autorità” è un consiglio inutile per molte aziende
Qui vale la pena essere molto chiari.
Quando leggi che per essere visibile nell’AI devi “diventare autorevole”, la domanda vera è: autorevole per chi?
La maggior parte delle PMI:
ha pochi clienti
opera in nicchie ristrette
non viene citata dai media
non sarà mai una “fonte” in senso editoriale
Nel B2B la situazione è ancora più evidente:
pochi player
relazioni dirette
decisioni complesse
contenuti poco “citabili”
Dire a queste aziende “diventa un riferimento” è come dire a una carpenteria: diventa una rivista di settore...
Non è una strategia. È un modo elegante per non rispondere.
Allora cos’è davvero l’AI visibility per una PMI?
Per una PMI, AI visibility non significa essere nominati. Significa essere coerenti con il modo in cui una risposta viene costruita.
Gli LLM non scelgono il più famoso. Scelgono ciò che:
è chiaro
è non ambiguo
è coerente internamente
risponde a un problema specifico
In altre parole: non devi essere una fonte riconosciuta, devi essere una fonte comprensibile.
Ed è una differenza enorme.
Zero click, zero visite… zero valore?
Quando si parla di risposte senza clic, il rischio è il panico: se non arrivano visite, allora tutto questo non serve.
È una lettura vecchia.
In molti settori – soprattutto consulenza, servizi, B2B – la risposta dell’AI:
non chiude la decisione
orienta
riduce il campo
crea un frame mentale
Quando l’utente arriva sul sito, non è neutro. Sta verificando, non esplorando.
Il sito non è più il luogo della scoperta. È il luogo della validazione e della fiducia.
Il sito web è ancora centrale (ma non per i motivi di prima)
No, il sito non è morto. Ma sì, il sito deve cambiare funzione. Per almeno i prossimi 5 anni il sito resterà centrale perché:
l’AI non si assume responsabilità
l’AI non firma contratti
l’AI non conosce il tuo contesto specifico
l’AI non risponde al telefono (+ o -)
Il sito serve a:
dare profondità
ridurre il rischio percepito
mostrare coerenza
rendere credibile una scelta già orientata
Non è più il megafono. È il punto di atterraggio della fiducia.
Cosa dice davvero lo studio (con dati, non slogan)
Lo studio pubblicato da Wix Studio (AI Search Lab – On-page factors for AI visibility) è interessante perché non parla di fama, ma di leggibilità.
Ecco una sintesi dei fattori principali emersi, riletti in ottica PMI:
Fattore on-page | Impatto sulla AI visibility | Perché conta |
Struttura chiara (H1–H2–H3) | Alto | L’AI capisce il contenuto senza interpretazioni |
Risposte esplicite | Molto alto | Le risposte riusabili vengono privilegiate |
Coerenza semantica | Alto | Riduce ambiguità |
Focus del contenuto | Molto alto | I testi generici vengono ignorati |
Dati spiegati | Altissimo | I numeri contestualizzati sono più affidabili |
Fonte: Wix Studio – AI Search Lab https://www.wix.com/studio/ai-search-lab/research/on-page-factors-for-ai-visibility
Tradotto: gli LLM funzionano meglio con contenuti puliti, non con contenuti “autorevoli”.
SEA e ricerche transazionali: meno clic, ma più valore
Qui va evitato un altro errore comune: pensare che tutto diventerà zero click.
Le ricerche transazionali non sono zero click, e difficilmente lo saranno a breve. L’AI non compra, non paga, non si assume responsabilità.
Quello che sta succedendo è diverso:
meno clic complessivi
clic più consapevoli
valore medio per visita più alto
Questo vale sia per SEO transazionale sia per SEA ads.
Le campagne non stanno sparendo. Stanno lavorando più in basso nel funnel, intercettando utenti già orientati.
Ed è esattamente per questo che sito e contenuti restano fondamentali.
Contenuti originali: perché contano più delle citazioni (caso reale)
Qui arriviamo a un punto spesso ignorato.
Molti parlano di “citazioni” come obiettivo. Ma nella realtà delle PMI la citazione è spesso una conseguenza, non una leva.
Sul questo blog Hangler ad esempio c’è un articolo su “quanto costa un sito web” che lavora esattamente in questa direzione: non inseguire la citazione, ma produrre contenuti difficili da replicare.
È un contenuto:
basato su dati reali raccolti su progetti concreti
arricchito da numeri di mercato contestualizzati
scritto a partire da esperienza diretta, non da rielaborazioni
non copiato né riscritto da altre fonti
Risultato:
l’articolo è posizionato in prima pagina su Google per diverse keyword rilevanti
allo stesso tempo viene considerato rilevante dai motori AI, come mostrano i tool di AI search
Questo punto è cruciale: la visibilità nei motori AI non è alternativa alla visibilità su Google.
Quando un contenuto porta informazioni originali e verificabili, tende a funzionare:
nei motori di ricerca tradizionali
nei sistemi di risposta basati su LLM
Ed è esattamente qui che le PMI possono giocare una partita reale, senza inseguire modelli irraggiungibili.


La citazione è un effetto collaterale, non l’obiettivo
Vale la pena dirlo chiaramente:
no, non tutte le aziende verranno citate
no, non serve diventare famosi
no, non serve inseguire l’authority come concetto astratto
Serve:
portare dati propri
spiegare decisioni reali
dare contesto
dire anche cose non ovvie
Se l’AI userà quel contenuto, bene. Se non citerà il nome, non cambia il risultato:l’utente arriverà più preparato, più orientato, più consapevole.
Conclusione
Il vero errore oggi non è non essere citati dall’AI. È continuare a produrre contenuti che potrebbero scrivere tutti.
L’AI visibility non premia:
la fama
il brand
la quantità
Premia:
chiarezza
coerenza
dati originali
esperienza reale
Ed è esattamente il tipo di contenuto che molte PMI possono permettersi di fare, se smettono di rincorrere i guru e iniziano a raccontare ciò che sanno davvero senza paura di svelare informazioni che aiutino i concorrenti (so old style...!).
FAQ
Cos’è l’AI visibility?
È la capacità di un contenuto di contribuire alle risposte generate da motori basati su AI, anche senza generare traffico diretto.
Serve per forza essere citati per comparire sugli LLM?
No. Per le PMI conta essere comprensibili e non ambigui.
Cosa sono gli LLM (Large Language Model)?
Gli LLM (Large Language Model) sono modelli di intelligenza artificiale addestrati per comprendere e generare testi in linguaggio naturale.
In pratica, sono i sistemi che stanno dietro a strumenti come ChatGPT, Gemini o Claude: non “cercano” informazioni come un motore di ricerca tradizionale, ma costruiscono risposte mettendo insieme ciò che hanno imparato da grandi quantità di testi.
La differenza chiave rispetto ai motori di ricerca classici è questa:
Google mostra un elenco di pagine
un LLM fornisce una risposta sintetica
Per farlo, gli LLM non scelgono i contenuti “più famosi”, ma quelli che risultano:
chiari
coerenti
poco ambigui
utili per rispondere a una domanda specifica
È per questo che oggi un contenuto ben scritto e basato su dati reali può influenzare una risposta dell’AI anche senza essere il sito più visitato o più citato del settore.



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